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AUTOEDITORIA
Lea Vergine, Milán, octubre de 1978
(De la presentación del trabajo y
como reseña de prensa)
Nelle gallerie Arte verso di Genova e Il mercato del sale
di Milano sono mostrati, in questi giorni, alcuni lavori di Jorge
Valverde, un pittore spagnolo da diversi anni operante in Italia.
Si tratta di cartelle da sfogliare: una è intitolata "Esercizi
di censura" ed è un dossier di trentadue pagine, dove
sono pastorizzate immagini di diversa provenienza, dal foglietto
dove l'alunno è costretto a ripetere cinquanta volte la punizione
inflittagli a scuola alla pubblicità della banca di Bilbao,
dalla fucilazione di un anarchico all'uccisione di un toro, dalle
striscette nere apposte alle immagini devozionali a quelle sui vassoi
contenenti i pasti pubblicizzati dalle linee aeree... molte immagini
sono oggetti trovati altre, come le ultime citate, sono raffigurazioni
sulle quali l'autore è intervenuto, alterando il significato
o ribaltandolo.
Diciamo subito cosa fa Valverde. Butta sul tavolo alcuni
temi apparentemente stradiscussi come ad esempio l'uso della censura
o il fenomeno della persuasione oculta: attraverso i mass-media
(il possibile ribaltamento di questi). Tutto ciò è
presente anche nelle altre cartelle: "Libro senza títolo",
accrocage di documenti personali e immagini che forniscono la coscienza
del divenire del tempo; in quella trasparente chiamata "Il sequestro
era una festa"; curiosa infine una cartella dedicata all'lncontro
con Carlo Marx, attraverso una visita compiuta dall'autore alla
tomba del grande scomparso, tomba sulla quale con gusto quasi esorcistico,
con quel gusto di cui teme qualunque forma di culto, Valverde consuma
un panino, mangia cioè in luogo di quel che si pensa dovrebbe
essere fatto e cioè una commossa e devota meditazione.
Ma vediamo come è intesa questa censura. In
tutta la sua crudele arroganza. Come veto, divieto, biasimo, sanzione
disciplinare, proibizione a dimostrare cose stabilite come sconvententi,
censura come sbarramento selettivo, come soppressione rivelata dalle
fascette nere, come controllo esercitato d'autorità politiche
ed ecclestastiche. Evidentemente l'opposizione a quella che possiamo
chiamare la polizia del pensiero è cosa che preme molto a
Valverde ed è comunque il perno intorno al quale girano da
sempre i suoi interessi. "Mi interesa capire i criteri con cui si
cancella, con cui si fa finta che le cose non esistano o non siano
existite", spiega l'autore.
Valverde è un trasgressore e, certo, un eretico,
se è vero, come è vero senza dubbio, quanto sosteneva,
a metà del seicento, l'insospettabile filosofo e politico
inglese Thomas Hobbes e cioè che "l'eresia non è altro
che opinione privata".
A salvare il privato, inteso in questo senso, Valverde
lavora da circa sette anni: immagini trovate, ricordate, riciclate,
miscelate in tutti questi zibaldoni della memoria per evidenziare
una serie di temi. Per esempio, censurando, a sua volta, la publicità,
prova a fare una azione del tutto interdetta secondo la logica che
guida questi meccanismi poichè chi pubblicizza cioè
chi paga è, dal momento che paga, incensurabile. La pubblicità
applica quella che si chiama la "creatività permessa", anche
quando ciò che si pubblicizza è grottesco o addirittura
criminale la censura non interviene mai.
C'è poi una serie di altri spunti; tra questi
ricordiamo quello dell'autocensura indotta, dell'autocensura inconscia;
si finisce col censurare, magari, quello che, invece, si vuole propagandare,
diffondere, rivelare, si finisce col proibirci quello con cui volevamo
sedurre ed avvincere.
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