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     UN CASO PARTICOLARE DI PATOLOGIA DELLA
     COMUNICAZIONE.
Quattro oggetti di autoeditoria
    Ermanno Krumm, Milano, ottobre 1978
    (de la presentación de Autoeditoria)

Per la precisione, e la precisione conta parecchio in un lavoro di meticolosa ed apparente noncuranza, si tratta di quattro diversi oggetti comunicativi autopubblicati: il libro bianco "Untitled", il quaderno rosso "Me", il quaderno in plastica semitrasparente "L'atrasparenza occulta" ed il dossier marrone intitolato "Ejercicios de censura". Quattro opere che possiedono, sul piano descrittivo, sia la singolarità artigianale, da particolare bricolage, sia la volontà di superare l'espressione racchiudibile in un quadro-pagina, sia pure la risorsa di tecniche marginali assunte a mezzo espressivo.

   Il ritmo compositivo di "Untitled" è sostanzialmente descrittivo, in quanto sembra quasi annoverare degli oggetti da collezione di un mondo in bilico tra il quotidiano ed il fantastico, un mondo, quindi, immaginifico che attinge frequentemente dal passato e dal presente dell'autore e dai frammenti della sua opera. In questo caso l'operazione compositiva di cui si avvale Valverde prevede un "atto creativo" di deportazione grazie al quale tali oggetti, strappati dal proprio contesto, vengono mescolati assieme a campioni significativi dei mass media, moltiplicando l'effetto bombardamento tipico di quei messaggi-immagine che, a forza di investirci costantemente in maniera ripetitiva, perdono il proprio significato essenziale. Da qui l'effetto déjà vu di una rappresentazione particolarmente stereotipata, caratterizzata da accostamenti sostenuti da un'impaginazione di grande impatto, che ingloba tutto un linguaggio figurativo che, seppur ironico nella cadenza e nei modi ripetitivi, riesce ad assomigliare a quello dei media circostanti.

   Diverso è il linguaggio di "Me" ("Approach to Marx"), un quaderno che si stacca in modo deciso dal precedente, tipicamente descrittivo, per la propria dimensione narrativa responsabile di una serie di immagini che presentano costantemente la figura dell'autore e/o la tomba di Marx. Si tratta di un approccio curioso ed ironico (si pensi al sottotitolo) con cui l'autore vuole rafforzare un taglio compositivo di estreme semplificazioni: gli elementi stessi vengono essenzialmente ridotti a due soli. E di taglio propriamente si tratta anche per quel modo costante di poggiare le immagini protagoniste su diversi fondi di carta stampata (frammenti di giornale, di ciclostile ed altro), i cui messaggi-brandello incorniciano la storia. Una storia piovosa e marmorea, ove quelle immagini che dovrebbero essere al centro della composizione appaiono particolarmente deteriorate, quasi svanite, perse in una dimensione che insieme è usura e civetteria lirico-evocativa. Si devono ora aprire, tra parentesi, alcune domande che, data la loro tecnicità, dovrebbero essere risolte dall'autore. Perché la fotocopia? Fino a che punto rappresenta un voluto rilancio della moltiplicazione infinita dell'immagine nel campo dei mass media? E perché, poi, deteriorare l'immagine, appassirla, segnare la distanza temporale e, inoltre, la visuale dell'artista, il suo particolare punto di vista?

   Il terzo volume raccoglie gli "Ejercicios de censura". Esercizi di censura che manifestano, forse per una sorta di inganno monotematico, tutta la cadenza delle proprie linee compositive: questo dossier presenta una varietà di immagini di temi alternati, sulle che ricade tutta sorta di cancellazioni, nonchè il tratto in nero del censore che si vede rincorrere ritmicamente una stessa pagina o inseguirsi sulle pagine successive. Questi temi, tra l'altro, presentano varie ricorrenze del corpo, dove le barre ne cancellano l'unità, ma intaccando anche il cibo, il denaro, la persecuzione sociale... Cioè, alternatamente si ricorre al ribaltamento dei valori, sottoponendo a cancellature particolari marginali di una scena erotica o sportiva, o delle banconote...Si tratta di una censura che appare esibita, riprodotta davanti a noi sul foglio per meglio comprendere la soggettività. Allo stesso modo il censore-artista, con un gesto straniante ed un po' ossessivo, ci trascina verso i margini della rappresentazione che, pagina dopo pagina, appare sempre più astratta: prendendo, ad esempio, le pagine 10 e 11, nella prima riscontriamo la presenza-assenza di una quasi completa cancellazione, mentre nella seconda splende un annuncio pubblicitario. Sono questi, cancellazione e pubblicità, i due poli estremi entro i quali si articola tutto il lavoro dell'artista: cancellazione, per l'appunto intesa come momento essenziale del comunicare pubblicitario, ironico vuoto costruito ad hoc, che, oltre che stare alla base del primo libro, costituisce pure l'asse portante del quarto volumetto.

   In quest'ultimo, intitolato "L'atrasparenza occulta", tutto ciò che è stato rilevato sinora appare in maniera molto più esplicita ed evidente. I due poli, non più opposti, ora operano liberi: la cancellazione qui fornisce una sua rinnovata modalità nella sovrapposizione delle pagine stampate e ileggibili, una sorta di rumore puro, mentre la pubblicità ritrova la propria dimensione di momento centrale del comunicare: Ora "è lo spazzolino che conta" ("C'est la brosse a dents qui compte") è un titolo che si ripete in svariate pagine ove, contrariamente al titolo stesso, l'oggetto protagonista è ben altro (un vibratore, un detersivo, una bara...). La confusione, novella Babilonia, che si genera tra messaggio stereotipato ed oggetto di consumo, interviene hic et nunc al fine di vampirizzare tutta l'intera operazione artistica: operazione che si prefigge, nell'arco di tutti questi volumi, come non-comunicazione, cioè, una comunicazione dei punti vuoti della stessa comunicazione di massa. In sostanza si tratta di un tentativo di finta comunicazione di massa.

Ancora una volta gioco di specchi, ma, soprattutto, piacere di intromettersi nel gioco del giocatore che dà continuamente indizio della propria presenza mediante la tirannia di una tecnica sempre sostenuta (un bollino, la scritta su di un cartello, un modo di impaginare...). La storia riguarda il come si possa comunicare sulla comunicazione; al pari di coloro che, ad esempio, intervengono sulle trasmissioni radiofoniche creando rumore, disturbando, spinti verso la ricerca di un senso differente, magari meno vacuo. Per ciò tutto il lavoro di Valverde appare con i caratteri di una appassionata ricerca di senso, ma insieme avvolgendola dentro il terreno dell'apparente irrillevanza estetica, più adatta allo sconfinato campo dei resti del dire e del vedere. Insomma un tipo particolare di patologia della comunicazione quotidiana.


 

 

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